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Il Quaderno di Nonna Morte. |
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6/24/2008 Surf Donegal, chi si dà al surf e chi come noi invece si chiude in un fast-food qualunque per criticarne l'igiene dubbia o ricordarci che il ketchup unge. Qui come altrove ancora ti amo ma -me ne scuso- di un amore piano. Sarà che veniamo dal Meath dove lo spirito steso poi stenta a rialzarsi, sarà che un sonno senile mi prende quando li sento mettersi in bocca l'Assoluto o -che è uguale- l'Immenso. Meglio un Big Mac + il mio riflesso sul finto marmo del tavolino sporco. Davvero mi basta saperti d'accordo su quanto sia bella ogni onda da sola (senza qualcuno che ci stia sopra). 3/23/2008 Questi scogli, questo mareNon potei consolare B. in nessun modo. Solo piansi, con lei, il distacco prematuro, lo strappo deciso del foglio, una delle due metà volata via, spinta dal vento. Non ritengo plausibile si passi a miglior vita; si torna, semmai, in un grembo, buio caldo nutriente, la terra, la madre, lontani da chi, col tempo che in superficie scorre più rapido e denso di eventi, infine dimentica. Non faccio mistero di disprezzare il Dio delle scritture, antidoto dell'uomo alla propria mortalità, e all'incapacità di trovare -in natura- qualcosa che motivi (benedica?) la sofferenza dovuta all'esercizio del potere (politico, economico, culturale, morale, sessuale) di alcuni su altri. E come potrei amare un padre che sempre rivendica la proprietà di quelli che chiama <<doni>>? Non chiedo gli alimenti, preferisco che la mia povertà resti tale, e guai a riempire il vuoto: è la mia cassa armonica. Il mio continuo formulare domande ha poco a che fare con l'affannosa ricerca delle risposte, ragion per cui anche la fede nel progresso mi è estranea, chè sempre di fede, antagonista del mio scetticismo, si tratta. Ho l'impressione, poi, che il sentimento religioso occidentale per assurdo scaturisca, non diversamente dalla sua controparte atea, dal bisogno di razionalità, ovvero di motivazioni. Al bambino che chiede il perchè di ogni cosa, i genitori raccontano piccole bugie, o mezze verità edulcorate. Un adulto mediamente istruito del XXI secolo mal sopporterebbe di essere ubriaco di filastrocche, ecco allora che sazia i propri appetiti spirituali con i versetti della Passione. La speranza nella redenzione, la prospettiva del paradiso, sono stati e restano efficaci richiami per trasferire il gregge dal pascolo all'ovile - me ne accorgo qui: gli irlandesi sono troppo genuini per adottare l'Inferno come paradigma educativo. Ma alcune pecore, quelle più corrotte dalla filosofia, colpevole di aver fornito il cemento logico alla teologia, sono tanto più mansuete quanto più consapevoli del macello; è dunque il racconto, la rappresentazione del dolore ineluttabile (perchè associato univocamente alla morte) che fa rassegnare quest'ultime alla vita come sacrificio, alla sottomissione come etica necessaria. Niente superuomini in vista, non ancora. Fin troppi subuomini, invece, in preda al delirio inchiodati a croci Ikea: le hanno montate, non riescono a disfarsene, le hanno pagate pochissimo, e pure si lamentano della qualità scadente. Il pontefice in carica vezzeggia questi neo-stoici, vanitosi della propria infelicità fai-da-te, mentre rimbecca gli ingenui ancora attratti dal messaggio di amore, gioia e festa che il Nazareno, tra un miracolo e l'altro, portava agli intransigenti della Torah. E non avremmo bisogno forse che altri ribelli scuotessero le mura dei nostri edifici? Oppure il gioco non vale la candela, ed è meglio che ognuno si ripari nel credo che più si adatta alle proprie mutilazioni e menomazioni? Ma il mio corpo non è un mero perimetro: non contiene un'anima a lunga conservazione, bensì la impasta e immediatamente la sforna per darla in pasto ad amici, traditori, giudici e guardie, prima che diventi rafferma. <<Questi scogli, questo mare sono la tua verità>> mi dicesti a Dùn Laughaire per alleviare uno sciocco malumore, e riportarmi alle cose importanti (per me, per noi). Non ti sbagli, io sono qui come sono laggiù, fin dove i miei sensi arrivano e traggono il piacere che solo la materia può dare loro. Mentre scrivo, un sole ancora invernale non riesce a scaldarmi le mani appena sciupate dai lavori domestici ma non vecchie, mai vecchie, mai giunte. Ho provato la tensione metafisica e ho saputo scioglierla: con un tuffo nel vuoto che si è rivelato di erba, di roccia, di sabbia, di acqua, di carne, di sangue. Chi conosce il piacere (un piacere pieno, luminoso, non perverso, condiviso) ritorna innocente, ritorna innocuo: non può più fare del male. Suppongo che un vangelo tanto semplice non possa essere oggetto di catechesi. 2/17/2008 Prospect*Quando l'autoindulgenza cede il posto a uno sguardo spietato sulle cose, mi ritrovo a pensare che la cultura scritta - non solo quella stufata nei manuali scolastici e masticata controvoglia da bocche senza appetito, ma anche quella in cui nutriamo netta fiducia, persuasi che anni e anni impegnati a digerire bocconi talora indigesti dimostrino, da soli, la validità dell'alimentazione - tutta la cultura dunque, non sia che carta straccia, ossia stracciabile in quanto cartacea, testuale. E ancor più dell'analfabetismo di ritorno, ancor più del ristoro serale che laureati con lode trovano in Un posto al sole, ancor più dell'epidemia di disinteresse per lo studio di quanto di più encomiabile è stato concepito da menti e dementi illustri, mi muove al disprezzo l'esatto contrario: la superbia di chi padroneggia la conoscenza, e come un padrone geloso la conserva in formalina, al sicuro dalle incursioni dei non troppo numerosi spiriti iconoclasti.
Da quasi un mese vivo distante dalle piccole care abitudini che, melensaggini a parte, mi rendevano simile alla Beth alcottiana; dalle fusa di Oscar e dal suo puntuale pianto strappalacrime per entrare nella mia stanza, e poltrire sul letto tutta la mattina; dalle brevi attese che separavano i nostri appuntamenti, mai abbastanza romantici da evitarci scontri e riappacificazioni su argomenti religiosi o sociopolitici; distante dalla mia noia e dai miei entusiasmi, dall'immagine che avevo di me - la stessa che dopo notevoli sforzi riuscivo a dare di me, senza particolari censure. Ma la vita è un continuo duetto con la morte! Primedonne, vorrebbero entrambe esibirsi in un assolo ciascuna, e non possono. Insieme stonano, spaventano il pubblico, poi lo affascinano, e lo convincono che sì, il canto più bello è questo, a due voci - inizialmente dissimili, poi fuse in una, infine identiche. Non ho tuttavia cercato in fondo al terzo cassetto corda e sapone, ho preferito la banalità rassicurante di un biglietto aereo. Meno banale del previsto è stato invece rinunciare a gran parte della mia persona (la maschera da cui uscivano le mie parole, in italiano, e sonore giungevano fino ai posti sì lontani dal palco, però mai oltre le Alpi) per vestire panni d'immigrata, reinventarmi in un inglese che, per quanto fluente, non è la lingua del mio pensiero, del mio carattere, della mia poesia - attualmente oggetto di scarsa attenzione. Mi sveglio dunque senza il peso di posizioni vecchie quanto fossili, e sono tanto leggera e libera quanto insicura nei passi: avanzo a gattoni, tocco e mordo tutto quello che mi si presenta davanti, modello il pongo, e reimparo a parlare. How do I spell that? El, ai, ef, i. File di corvi grassi quanto tacchini osservano dai rami e dai cornicioni i miei progressi, qualche gabbiano mi saluta tracciando un volo acrobatico sopra il parcheggio del Tesco. Per questo, quando vedo e ascolto - anche e soprattutto qui, in questa terra di patate bollite e birre scure, angeli custodi e tradizioni ostinate - gente sazia, distratta, assopita, cieca, un antico disagio si mescola a una rinnovata nostalgia, quest'ultima non certo rivolta a uno Stivale indaffarato a garantire un futuro ecoinsostenibile ai feti, nè ai legami lasciati luccicare al sole, sospesi come ragnatele, bensì a un tempo - sfocato nel ricordo - in cui non conoscevo l'insofferenza per ciò che si ostina a sopravvivere alla propria morte. Vicino a me, qualcuno, più caldo e buono che mai - forse era mia madre, forse c'eri anche tu? Con tutti i modi dell'amore cercavate di posticipare il mio incontro col mondo. *Situato a nord di Dublino, il Prospect è il cimitero cattolico più grande d'Irlanda. Fu costruito nel 1832, vi è ambientata parte dell'Ulisse di Joyce. 12/31/2007 CasaTutti pensano, nascendo e poi avviandosi alla vita, che qualunque cosa possa capitare una madre amerà sempre suo figlio. E' un errore e insieme un'illusione. Le persone si amano finchè si hanno sotto gli occhi [...] se cessa la continuità, e la presenza, cessa anche l'affetto. Me ne accorsi amaramente a casa di mia madre. [...] Nella sua stanza da letto aveva una sfilata di ben otto bambole di varia grandezza, disposte su un canapè. E fotografie mie da bambino dappertutto. A un certo punto aprii la sua stanza da letto, e con un soprassalto vidi una specie di grosso nano roseo seduto su una poltrona. Non era un nano, era un bambolotto. Ridendo mia madre me lo fece vedere: lo portava per mano e il bambolotto, grazie a un meccanismo particolare, andava avanti da sè con le gambe come se si fosse trattato veramente di un bambino a cui si insegnano i primi passi. Era un oggetto mostruoso, sia per la plastica color rosa cipria di cui era fatto, sia per la parrucca nera e riccia, sia per quel modo malato, da poliomelitico, di muovere quelle gambe mentre mia madre lo portava per mano e gli parlava come se fosse stato veramente il suo bambino [...].
Vedevo quella donna ormai vecchia e grassa aggirarsi per la casa, aprire uno dopo l'altro i grandi armadi dove conservava ogni cosa e di anno in anno l'aumentava, aprire un cassetto e mostrarmi, una per una, le minuscole camicie, le mutande, le cuffiette di me neonato, che manteneva in religiosa pulizia. [...] La sua maternità, anzichè progredire e svilupparsi con il passare degli anni in un sentimento più maturo e complesso, da adulti, era rimasta ferma all'epoca della sua gioventù e della mia infanzia. Provai un profondo senso di pena e di ripugnanza. Così facendo mia madre era più lontana che mai da me, crudelmente lontana. (da G.Parise, L'odore del sangue, 1979?) 11/3/2007 La chiaveHo sceso anche l'ultima rampa di scale, non trovo l'uscita, è questa la chiave? La donna delle pulizie mi scambia per un'altra macchia che non viene via e là mi lascia a improvvisarmi esperta del pianoterra senza una bussola, senza una mappa. Spingere, tirare, se non c'è scritto non so indovinare. Dicevi? Che stai davvero male se non ricordi quanta farina va messa e quanto sale? Io non ti aiuto per niente, impasti il mio amore nato convalescente. Ma tu non lo sai e io non voglio parlare un qualche dialetto sentimentale (se tocchi il cielo, sta' sicuro che cade).
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